Dopo il Mediterraneo, paradiso o inferno?

by MamAfrica

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Il Mediterraneo: un legame tra “noi” e “loro”. Un vincolo d’acqua che lega gli italiani, gli spagnoli e i greci a marocchini, tunisini, egiziani e africani dell’Africa sub-sahariana. Per noi il Mediterraneo è una benedizione: acque cristalline, vegetazioni rigogliose. Per loro, un ostacolo spesso insormontabile, e poi c’è il paradiso. O almeno così credono. Sì, perché buona parte di coloro che decidono di intraprendere il viaggio verso le coste dell’Europa, non sa cosa li attende. Le televisioni dei loro paesi hanno sempre mostrato una realtà contraffatta, quella delle auto, delle donne, dei soldi facili: “sullo schermo di un televisore appeso alla parete – scrive Fabrizio Gatti, autore di “Bilal” -, un documentario trasmesso da un canale satellitare francese. Non si sente l’audio. Ma quelle immagini sono inconfondibili anche senza i sottotitoli che indicano nomi di luoghi e paesi. Scarpate di fichi d’India così rigogliosi e scogliere di calcare candido si vedono solo in Sicilia. Ecco Agrigento. E poi le isole. Lampedusa. Pantelleria, I pescherecci. Le barche a vela. I monumenti. Volti felici, La sigla. L’indirizzo dei produttori: Palermo, Sicily, Italy. Tra i venticinque ragazzi in coda, qualcuno viene dal Togo, dal Benin, dalla Liberia”. Quelle terre sembrano chiamarli: “venite qui e sarete felici come la gente che vedete sullo schermo!”. E infatti alcuni partono con la valigia in una mano, i documenti nell’altra, la cravatta e la giacca per mostrarsi pronti a far parte della “grande Europa”…

Come fare a spiegare a questo punto ad una persona che parte per l’Europa che la realtà non è quella che mostrano in tv? Come fare a fermare quei disperati il cui obiettivo non può essere che uno soltanto? “Mi serve un lavoro che mi garantisca una vita di lusso/ lì vivrò come un re/ lì diventerò una star come Maradona/ Da là scendo con una Ferrari o una Jaguar”. Questo lo scrive nel suo pezzo hip hop “Kamkan l’arqa” il rapper tunisino Karim Kamkan, il quale racconta, attraverso la sua musica, le aspettative di tutti quei disperati che vedono nell’Europa la salvezza, salvo poi scoprire la realtà, quella che ti lascia dormire come un cane sotto i ponti: “prova, assaggia la sofferenza di oggi/ prova, assaggia/ un giorno potresti tornare dall’Europa in una bara”.

Roberta Migliaccio 

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